YOX photography

Andrea Merli

Timira

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Questa donna si chiama Jane, non Timira. Viene dal Kenya, non dalla Somalia. Lavora nella città di Narok e in questo periodo studia a Firenze. Vive in luoghi e tempi diversi da quelli di Timira. Eppure mi ha fatto pensare a lei, Timira. La protagonista di uno dei romanzi più belli che mi sia capitato di leggere. Di quelli che si meritano le prime posizioni nelle classifiche tipo Alta Fedeltà, tanto per dare un’idea. Un romanzo meticcio, una storia vera “comprese le parti che non lo sono”, come spiegano gli autori prima che tutto abbia inizio. Vale la pena di leggerla, la storia di Timira, di seguirla nelle giravolte di una vita intensa, faticosa, vissuta sempre con la battuta pronta, da Roma a Mogadiscio, dalla Val di Fiemme fino a Bologna. Wu Ming 2 e Antar, il figlio, l’hanno rimessa insieme un pezzo alla volta. Perché Timira resti qui, compresi i giorni che non c’è.

« Appoggi sopra il letto le scatole, gli album, i raccoglitori gonfi di carte. Basta un’occhiata per capire che di valigie non ne basterebbero cinque e ti domandi perché si finisca per accumulare tante scartoffie. Se ricordare significa richiamare alla mente quel che abbiamo dimenticato, allora accatastare souvenir è un attentato contro la memoria. E’ come mandare a mente una poesia e scordarne il significato a forza di rimasticarla. Conservi una fotografia per non dimenticare un volto e dopo anni ti accorgi che non ti dice più nulla, perchè nel frattempo ti sei scordato la didascalia. Nei musei del mondo, gli uomini si affannano a restaurare gli oggetti, ma il vero danno è quando si perdono le etichette. Eppure, sono pochi gli anziani che non abbiano la casa piena di memorabilia.

C’è chi accantona col piglio dell’archivista, per mettere ordine nel caos di una vita e illudersi che avere una collocazione equivalga sempre ad avere un motivo. Ci sono poi quelli che usano i ricordi come materiali da costruzione, simili alla gazza e al castoro, per intrecciarsi un nido familiare o erigere una diga che dia forma al presente. I Re Mida di sé stessi trasformano tutto ciò che toccano in un’estensione del corpo e finiscono per conservare ogni oggetto di cui hanno detto “mio”, perché potrebbero separarsene solo a costo di gravi amputazioni. I pigri sono la maggioranza: incapaci di decidere cosa abbandonare all’oblio, spaventati dall’eventualità che un certo foglio “potrebbe servire”, finché hanno spazio lo riempiono, come scoiattoli con le provviste per l’inverno.

Tu di certo appartieni all’ultima categoria, ma quale che sia la genesi di questo deposito alluvionale, ora hai bisogno di un metodo rapido e indolore per setacciare i detriti e separare la sabbia dalle pepite d’oro. »

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« Dopo due settimane a stretto contatto, tu e Antar iniziate ad azzannarvi, come cavie di un esperimento scientifico. Blaise Pascal diceva che tutta l’infelicità degli uomini deriva da una sola causa: dal non saper starsene tranquilli in una stanza. Infatti, bastano quattro mura e uno spazio ridotto per spingere due individui a farsi del male, a torturarsi con le parole senza nemmeno il gusto di farlo, con la spontaneità di un frutto che allega sui rami.

Si dice che gli esseri umani, in certe situazioni, regrediscono ai loro istinti animali, ma sarebbe più corretto dire che diventano come piante e che germogliano rabbia e disperazione. »

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Wu Ming 2 e Antar Mohamed, Timira, Einaudi, 2012.

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