YOX Photography

Andrea Merli

COCIS – Non c’è pace senza cooperazione

E’ una convinzione semplice, sperimentata sul campo e consolidata dall’esperienza, eppure spesso disattesa da una realtà tormentata dai conflitti, quella che ha ispirato la campagna 2010 del Coordinamento delle Organizzazioni non Governative per la Cooperazione Internazionale allo Sviluppo (COCIS): non c’è pace senza cooperazione. E’ una sfida sempre aperta.

Per contribuire a stimolare la riflessione del pubblico, il COCIS mi ha affidato l’incarico di allestire un sito internet, di curare una mostra fotografica e, soprattutto, di elaborare contenuti divulgativi a partire da una serie di fotografie messe a disposizione dalle Ong. Nel giro di poche settimane abbiamo raccolto un vasto repertorio di immagini provenienti dai quattro angoli della Terra… in cerca di un significato che andasse oltre alla descrizione di un luogo, alla documentazione di un intervento, alla rendicontazione di un progetto.

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cocis pace cooperazione

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All’interno del sito, fra le altre cose, ho collocato tre percorsi multimediali che offrono spunti di riflessione sui temi della campagna. Conviene guardarli con calma. Il primo propone una lunga sequenza di immagini e parole che si interrogano su come costruire relazioni di pace guardando ai conflitti della nostra epoca, dal secondo dopoguerra a oggi.

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Il secondo percorso è dedicato al contributo che le attività di cooperazione possono dare alla prevenzione e alla risoluzione dei conflitti, con riferimento alle esperienze concrete delle Ong.

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Il terzo, infine, affronta alcuni aspetti critici della cooperazione stessa, che non sfugge alle contraddizioni delle sfide complesse.

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Oltre al materiale pubblicato su internet, la campagna comprende una mostra fotografica di 18 pannelli con una selezione delle immagini. Ecco il testo introduttivo.

Almeno venticinque conflitti in corso, oltre 45.000 morti solo nel 2008, circa 42 milioni di rifugiati in tutto il mondo. Numeri eloquenti, che danno il senso di quanto drammatica e dolorosa sia la quotidianità di milioni di persone nel nostro pianeta. Guerre e conflitti, confinati al di fuori o ai margini dell'Europa del benessere, ci sembrano davvero lontani, spesso impalpabili, incomprensibili. Eppure, sappiamo bene che ci riguardano. Sappiamo bene che il processo di globalizzazione, sempre più accelerato, è dominato da politiche globali, da un governo del mondo retto da poche potenze, da regole del commercio internazionale dettate dalle grandi società multinazionali, da ingenti investimenti nelle spese militari, ai primi posti nei bilanci di molti stati e spesso più in alto di sanità e istruzione. Ci rendiamo conto delle guerre e dei loro drammi solo quando, sempre più spesso, i “rottami” di queste guerre entrano di prepotenza nella nostra vita, sotto forma di rifugiati politici, di massicci f lussi migratori, di minacce terroristiche. Allora, ecco vacillare la nostra sicurezza, il nostro benessere, il nostro status di uomini liberi.
Le organizzazioni non governative (ONG) sono espressioni della società civile che si impegnano quotidianamente nella cooperazione allo sviluppo per favorire il dialogo tra i popoli e costruire percorsi di sviluppo equo e sostenibile, percorsi da elaborare e realizzare insieme, cittadini dei paesi ricchi e dei paesi poveri. L’obiettivo comune è uno sviluppo che sia rispettoso dell'uomo e dell'ambiente e che garantisca i diritti agli uomini di oggi, come un degno futuro a quelli di domani. I nostri cooperanti e volontari si trovano spesso a lavorare in situazioni di conflitto, chiamati ad affrontare emergenze umanitarie, ricostruire strutture, migliorare la sicurezza sanitaria, collaborare nella mediazione tra le parti in causa, sempre promuovendo i principi della solidarietà, della cooperazione tra i popoli, del dialogo fra le culture.
Questa mostra fotografica si propone come strumento di riflessione a partire dal linguaggio universale dell'immagine, esprimendo l'emozione diretta che ciascuno dei nostri operatori prova nel suo lavoro. Un pianto, un sorriso, un fucile, una zappa, un cingolato, un libro di scuola… non sono altro che facce opposte dello stesso contesto e si ritrovano spesso l’una accanto all'altra, a distanza di pochi metri, o di pochi minuti, pur descrivendo situazioni profondamente diverse. Abbiamo scavato nei nostri archivi scegliendo fotografie prodotte non solo da occhi esperti, ma anche da operatori della cooperazione desiderosi di fermare in uno scatto le realtà di conflitto che toccano con mano. Nel lavoro di queste persone non c’è la sterile presunzione di “essere nel giusto”, ma la piena consapevolezza dei limiti dei nostri interventi, che hanno luogo in scenari molto complessi e talvolta contraddittori. Le attività di cooperazione internazionale, infatti, nascono da motivazioni etiche e solidali che non bastano, da sole, a metterci al riparo da interessi contrastanti, pressioni esterne e riflessioni costanti sui metodi e sugli obiettivi. Quella di risolvere i conflitti contemporanei è una sfida che richiede non solo risorse tecniche e finanziarie importanti, ma anche strumenti culturali forti, capaci di comprendere le ragioni altrui senza pregiudizi e di affrontare non solo i sintomi, ma le cause strutturali delle crisi. Un invito a tutti, quindi, perché grazie alle immagini e alle parole che proponiamo sia possibile riflettere sulla pace e sulla guerra, sulla giustizia e sull'ingiustizia, sui diritti e sulla violenza. Con una certezza: non è possibile promuovere processi di pace senza una vera cooperazione tra i popoli, senza un sincero dialogo, senza una mutua comprensione dei diritti altrui.

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