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Andrea Merli

Sarajevo 3

A Sarajevo, tre non è soltanto il numero di un tram che collega un estremo all’altro della città, correndo sull’asse centrale della Ulica Zmaja od Bosne. In un tempo che ha lasciato tracce profonde sui corpi degli uomini e delle cose, quella strada veniva chiamata con altre parole, riferite a gente ben diversa dallo Zmaj od Bosne, il valoroso “Dragone di Bosnia”. In quel tempo, i tram della linea numero tre non correvano più sul viale dei cecchini.

A Sarajevo, tre significa almeno tre. Che siano religioni, etnie, linguaggi o colori, incontrare Sarajevo significa incontrare il molteplice. Una corsa sul tram, dal cuore della città vecchia in Bašcaršija fino a Ilidža, permette di osservarlo, avvicinarlo, attraversarlo. E di riflettere con lo sguardo sulla corsa verso la modernità in cui è impegnata la capitale della Bosnia-Erzegovina.

In quanto limite e crocevia, Sarajevo rappresenta uno spessore culturale nel senso descritto da Gilles Clément nel Manifesto del Terzo Paesaggio. Ancora, accettando di forzare un poco il pensiero dell’autore francese, si può sostenere che Sarajevo rappresenta un residuo dell’urbicidio perpetrato dalla guerra e quindi un ambiente di biodiversità urbana estremamente vivace, un luogo dove la vita fiorisce a macchie, sull’asfalto, in modo irregolare.

Sarajevo 3 è un viaggio breve in una città che non è soltanto lo specchio dei suoi abitanti, ma è un riflesso di tutti noi, con le nostre sconfitte e le nostre speranze, le nostre contraddizioni. Il tram di Sarajevo percorre una strada che è la metafora di una vita e di una storia. Sarajevo porta addosso ferite visibili dal finestrino del tram, senza nasconderle, ma nemmeno ostentarle. Sarà per questo che, nella sua cromatica complessità, Sarajevo è un luogo potente, è il posto di un’umanità consapevole della sofferenza, ma non abbattuta, di gente che avverte la fragilità delle umane illusioni, eppure cammina per strade strette e piazze lucide di vetrine, quartieri-dormitorio e suggestivi passaggi lungo l’argine della Miljacka, zone verdi e periferie industriali. Come quel tram.

[FotoUp Gallery]

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Quanta vita c’è in quella guerra?
Quanta morte c’è in questa pace?
Margaret Mazzantini, Venuto al mondo, 2008
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